Cresce il non profit

1 gennaio 2014

welfare

Sempre più non profit in Italia. Al 31 dicembre 2011, le istituzioni non profit attive nel nostro Paese sono 301.191 (+28% rispetto al 2001). L’incremento riguarda quasi tutte le regioni italiane, con punte sopra la media nazionale al Centro e nel Nordovest (rispettivamente 32,8 e 32,4% in più rispetto al 2001). Rilevante anche l’apporto di risorse umane impegnate nel settore: 4,7 milioni di volontari, 681mila dipendenti, 271mila lavoratori esterni e 5mila lavoratori temporanei. A rivelarlo è il 9° Censimento Istat su Industria e servizi, Istituzioni pubbliche e Non Profit, a cui hanno partecipato oltre 300mila organizzazioni non profit insieme a 13mila istituzioni pubbliche e un campione di 260mila imprese. Nel tessuto produttivo italiano il non profit rappresenta il 6,4% delle unità economiche attive, con il 3,4% degli addetti (dipendenti) in esse impiegati. In base all’analisi per attività economica il non profit costituisce la principale realtà produttiva del Paese nei settori dell’Assistenza sociale (con 361 istituzioni non profit ogni 100 imprese) e delle Attività culturali, sportive, di intrattenimento e divertimento (239 istituzioni non profit ogni 100 imprese). Inoltre il peso della componente non profit nel - l’Assistenza sociale risulta rilevante anche in termini di occupazione: 418 addetti non profit ogni 100 addetti nelle imprese. Il settore della Cultura, sport e ricreazione si propone con oltre 195mila istituzioni, pari al 65% del totale nazionale. Segue, per numero di istituzioni, il settore dell’Assistenza sociale (che include anche le attività di protezione civile), con 25mila istituzioni (l’8,3% del totale). Il settore delle Relazioni sindacali e rappresentanza d’interessi, con 16mila istituzioni, costituisce il 5,4% del totale, valore vicino a quello rilevato per l’Istru - zio ne e la ricerca, pari al 5,2% (15mila istituzioni). Gli altri settori comprendono: Religione (2,3%), Filantropia e promozione del volontariato (1,6%), Coopera zione e solidarietà internazionale (1,2%) e Altre attività (0,5%). Nonostante l’eterogeneità organizzativa, a caratterizzare fortemente il non profit è la forma giuridica dell’associazione, che conta l’89% del totale. In particolare, si tratta di 201mila associazioni non riconosciute (ossia prive di personalità giuridica e costituite tramite scrittura privata, pari al 66,7% del totale) e di 68mila associazioni riconosciute, ossia nate con atto pubblico riconosciuto dalla Stato e dotate di autonomia patrimoniale (22,7%). Seguono 11mila cooperative sociali (3,7% del totale), 6 mila fondazioni (2,1%) e 14mila istituzioni non profit che hanno un’altra forma giuridica (4,8%), rappresentate principalmente da enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, comitati, società di mutuo soccorso, istituzioni sanitarie o educative. A mostrare una consistente crescita rispetto al 2001 sono le fondazioni e le cooperative sociali (rispettivamente del 102,1% e del 98,5%) a fronte dell’incremento più contenuto delle associazioni riconosciute (9,8%). Le associazioni riconosciute sono relativamente più diffuse, rispetto al valore nazionale, nei settori della Sanità (37%), dell’Ambiente (29,4%) e della Cooperazione e solidarietà internazionale (28,8%); mentre le associazioni non riconosciute caratterizzano maggiormente i settori delle Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (l’82,7% del totale), della Cultura, sport e ricreazione (73,3%) e della Tutela dei diritti e attività politica (71,7%). Le cooperative sociali italiane operano in prevalenza nei settori dello Sviluppo economico e coesione sociale, per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (49%), dell’Assistenza sociale e protezione civile (17,8%) e della Sanità (10,9%). Le fondazioni sono relativamente più attive nei settori dell’Istruzione e della ricerca (11%) e della Filantropia e promozione del volontariato (9,9%). Per la realizzazione delle proprie attività un’istituzione non profit italiana può contare, in media, su 16 volontari, 2 dipendenti e 1 lavoratore esterno, composizione che può variare notevolmente in relazione ai settori d’intervento, alla struttura organizzativa adottata e alla localizzazione territoriale. Il lavoro volontario rappresenta la quota principale (83,3%) delle risorse umane del settore non profit. Il contributo del lavoro dipendente è pari al 11,9%, mentre sono rispettivamente i 4,7% e lo 0,1% i lavoratori esterni e quelli temporanei.

da "Fondazioni" gennaio-febbraio 2014

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