Fondi “salvasfratti” a La Spezia e a Torino

1 marzo 2014

welfare

Sono in crescita in tutto il Paese le persone che non riescono più a pagare l’affitto a causa della perdita o della riduzione del lavoro. Crescono perciò i procedimenti di sfratto. In alcune città, le amministrazioni locali, le associazioni degli inquilini e le Fondazioni di origine bancaria si mettono insieme per proporre soluzioni a quest’emergenza. A La Spezia, la Fondazione Carispe ha attivato un fondo “salvasfratti” insieme ai Distretti socio-sanitari della provincia, Confedilizia e Sunia (il sindacato degli inquilini). La dotazione del fondo è di 100mila euro ed è stata messa a disposizione in parti uguali dalla Fondazione e da ventuno comuni della provincia della Spezia. Permetterà di saldare i debiti di chi si trova, per la perdita o la riduzione del lavoro, a non poter pagare l’affitto. Il fondo sarà utilizzato per saldare la metà del debito dell’inquilino, fino a un importo massimo di 4mila euro, a fronte dell’impegno del proprietario a rinunciare alla procedura di sfratto e all’altra metà del debito. Si tratta quindi di un contributo a fondo perduto, finalizzato all’estinzione del debito contratto dall’inquilino verso il proprietario dell’immobile, il quale avrà così la garanzia di recuperare parte del proprio credito in tempi certi e brevi. Il proprietario successivamente sarà chiamato a stipulare un nuovo contratto a canone concordato, ovvero con una riduzione di circa il 30% rispetto al contratto ordinario, per una durata di 3 anni più 2, utile a consentire la sostenibilità dell’affitto. Possono accedere al fondo gli inquilini residenti nella provincia della Spezia con un Isee inferiore a 16mila euro, con contratto a libero mercato e in grado di dimostrare che la diminuzione del reddito famigliare è causa diretta del mancato pagamento dell’affitto. Oltre a questo intervento, la Fondazione ha costituito anche un fondo di garanzia, per un valore massimo di 50mila euro, che permetterà di tutelare i proprietari immobiliari dall’eventuale nuovo mancato pagamento da parte dell’inquilino, per un periodo non superiore a 6 mesi. Molto simile nell’impostazione e nel funzionamento è un’analoga iniziativa attivata a Torino. Si tratta anche qui di un fondo “salvasfratti”, sottoscritto da Comune, Prefettura, Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, Consorzio intercomunale torinese e associazioni di proprietari e inquilini. Il fondo ha una dotazione di 1,4 milioni di euro (un milione messo a disposizione dalle due Fondazioni, il resto dai Comuni). Possono beneficiarne le famiglie con reddito Isee fino a 26mila euro, residenti da almeno un anno nell’alloggio oggetto di procedura di sfratto, che abbiano nel proprio nucleo un soggetto “socialmente debole” (over 65, mi nore o persona con invalidità superiore al 67%) e possano dimostrare che la diminuzione del reddito famigliare (rispetto al 1° gennaio 2011) è causa diretta della morosità sul canone locativo.  

da "Fondazioni" marzo-aprile 2014

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