Siena e Firenze tessono la rete toscana

30 aprile 2015

territori

Certo non sono più i tempi della battaglia di Montaperti, quando senesi e fiorentini si affrontarono nel 1260 per il dominio guelfo o ghibellino sulla Toscana, con l’affermazione di quest’ultimo, sotto il vessillo della Repubblica di Siena. Anzi, un’alleanza forte sancita tra la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze le porterà a fare sempre più sistema per valorizzare le ricchezze artistiche della regione. La comunanza di intenti è chiaramente emersa il 4 marzo scorso, in occasione del convegno di studi dal titolo “I beni culturali in tempi di crisi”, organizzato dalle due Fondazioni presso l’Università degli Studi di Siena con il patrocinio dell’Acri. Marcello Clarich, presidente della Fondazione Mps, ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa congiunta, non solo tra le due Fondazioni, ma anche tra le rispettive università territoriali che, come ha sottolineato il rettore dell’ateneo senese, Angelo Riccaboni, sono in grado di trovare soluzioni nuove e multidisciplinari per dare risposte e avanzare proposte adeguate in questi tempi di crisi. L’obiettivo dell’intesa tra Fondazione Mps ed Ente Cassa di Risparmio di Firenze è quello di realizzare finalità innovative e comuni, soprattutto nei confronti del proprio territorio di appartenenza. «L’auspicio – ha dichiarato Clarich – è di riuscire a “fare rete” anche con le altre Fondazioni toscane». Il presidente dell’Ente fiorentino, Umberto Tombari, ha ribadito che la prima risposta da dare in questa grave congiuntura è quella di “fare sistema” secondo un modello di governance collettiva, che veda lavorare assieme su un progetto condiviso soggetti privati, con la loro autonomia, e partner pubblici. Per Tombari questo convegno è un segnale di avvio di collaborazione tra le due Fondazioni davvero importante e si inserisce in un percorso in atto da qualche tempo, che ha visto tutte le Fondazioni bancarie della toscana collaborare per un incontro sul tema del welfare e per la Settimana della cultura in Toscana promossa dalla Regione. Inoltre, l’Ente Cr Firenze, insieme alla Fondazione Mps, all’Università di Firenze e al Maggio Musicale, sta programmando per fine anno un convegno dedicato alle istituzioni musicali. In autunno, poi, Villa Bardini, a Firenze, ospiterà una mostra dedicata alla splendida raccolta di opere d’arte della Banca Monte dei Paschi di Siena, che sarà allestita nell’ambito del progetto dell’Ente Cassa chiamato “Piccoli Grandi Musei”, al quale collaboreranno tutte le Fondazioni di origine bancaria della Toscana.

In occasione del convegno del 4 marzo, la Fondazione Monte dei Paschi di Siena ha presentato il rinnovato percorso museale all’interno della sua prestigiosa sede, Palazzo Sansedoni: un percorso che vuole coniugare la valorizzazione della collezione di opere d’arte della Fondazione, tramite un allestimento permanente al Piano Nobile, e l’apertura di quegli stessi spazi anche ad esposizioni di capolavori di altri soggetti. Palazzo Sansedoni si affaccia su Piazza del Campo e presenta ambienti interni impreziositi da una ricca decorazione pittorica realizzata nel corso del Settecento dai pisani Antonio e Francesco Melani e dai fiorentini Giovan Battista Ferretti e Pietro Anderlini, ai quali si devono le allegorie e le quadrature illusionistiche che distinguono le sale più significative, mentre altri ambienti denotano ormai caratteri neoclassici con colori pastello e stucchi dorati. Di particolare rilievo sono la scala monumentale settecentesca, decorata da affreschi e sculture in marmo, e la piccola cappella dedicata al beato Ambrogio Sansedoni (domenicano vissuto nel XIII secolo), che costituisce una delle principali testimonianze del barocco a Siena, con l’altare incorniciato da preziosi marmi, gli affreschi di Anton Domenico Gabbiani, i rilievi bronzei di Massimiliano Soldani Benzi e Giovan Battista Foggini, le sculture marmoree di Giuseppe Mazzuoli, erede a Siena della grande tradizione barocca romana di Gian Lorenzo Bernini. C’è poi il Piano Nobile con la Collezione Opere d’Arte, che segue cronologicamente le intere vicende della pittura senese dal Trecento all’Ottocento. Si va dalla trecentesca “Madonna col Bambino, i santi Bartolomeo e Ansano, e una donatrice” di Segna di Bonaventura a un raro Altarolo reliquiario di mano di Francesco di Vannuccio, uno dei più affascinanti maestri della Siena del secondo Trecento. Del secolo successivo è la tavola raffigurante “Santa Lucia”, da attribuirsi a Sano di Pietro giovane, mentre parla ormai il linguaggio del Rinascimento la bella “Adorazione dei pastori” di Pietro di Francesco degli Orioli, maestro che nell’ultimo quarto del Quattrocento seppe distinguersi come il più aggiornato pittore della città, lavorando nel giro di Francesco di Giorgio Martini e guardando allo stile chiaro e luminoso di Piero della Francesca. Quanto al secolo XVI, la Collezione si apre con una rara ed eccentrica opera giovanile di Domenico Beccafumi: una “Venere con amorini” databile agli inizi del secondo decennio del Cinquecento, che è da intendere come il frammento della decorazione di una camera. La tavola è esposta nella sala che la famiglia Sansedoni aveva adibito nel Settecento a “galleria”, per conservare la propria raccolta di dipinti e sculture, dove oggi sono invece messi a confronto, in un dialogo armonioso, dipinti di altri maestri del Cinquecento senese: da Andrea del Brescianino a Marco Pino, fino a Francesco Vanni. Per la pittura naturalista seicentesca ci sono opere del “caravaggesco” Rutilio Manetti, affiancate a dipinti di altri maestri del suo tempo (Vincenzo Rustici, Ventura Salimbeni e Astolfo Petrazzi) e significative testimonianze di gusto barocco, dovute al pittore Bernardino Mei e allo scultore berniniano Giuseppe Mazzuoli (cui si deve un prezioso tondo in bronzo). L’Ottocento è ben rappresentato da tre pregevoli dipinti del “purista” Luigi Mussini, alcuni acquarelli in cui Alessandro Maffei ha raffigurato minuziosamente la Cattedrale senese e un paio di sculture in marmo di Giovanni Duprè e Tito Sarrocchi.

 

da “Fondazioni” marzo-aprile 2015

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