Empori solidali contro la povertà

25 marzo 2019

welfare

Uno strumento per contrastare la povertà che sta conoscendo negli ultimi anni una crescita esponenziale. Si tratta degli “empori solidali”, una forma di volontariato nata negli anni ’90 che oggi è arrivata a numeri importanti: circa 200 punti attivi in Italia e distribuiti in 19 regioni. Come funziona il servizio? Gli empori che dal 2008 sono stati organizzati in maniera più strutturata e capillare sul territorio, sono servizi simili a negozi o supermercati che offrono la possibilità a famiglie o individui singoli, con situazioni economiche disagiate (accertate da alcuni parametri Isee e Irpef), di fare la spesa gratuitamente.

Il servizio è una forma avanzata di aiuto alle famiglie che prende le mosse dalle tradizionali e ancora molto diffuse “borse spesa”, attività di volontariato che consentono a persone in difficoltà economiche di ricevere regolarmente beni di prima necessità. Complessivamente fino al 30 giugno 2018 tutti gli empori attivi hanno servito più di 99mila famiglie e 325mila persone, di cui il 44% straniere. La maggior parte degli empori è gestita da organizzazioni non profit, spesso in rete fra loro; dal recente rapporto realizzato da Caritas Italiana e CSVnet, l’associazione dei centri di servizio per il volontariato, si rileva che a coordinare questi servizi sono per il 52% associazioni (in maggioranza di volontariato), per il 10% cooperative sociali, per il 35% enti ecclesiastici diocesani o parrocchie e per il 3% enti pubblici.

Gli empori inoltre sono aperti per 1.860 ore alla settimana per un totale di oltre 100mila ore all'anno di cui, a essere privilegiati, sono i giorni infrasettimanali. Molti empori sono sostenuti dalle Fondazioni di origine bancaria dei loro territori. A collaborare a questo modello di volontariato in espansione sono anche le imprese che, sempre secondo il rapporto Caritas-CSVnet, sono circa 1.200. Queste realtà, che mettono a disposizione tempo e risorse, soprattutto supermercati e piccola distribuzione alimentare, collaborano direttamente con gli empori.

Da esse proviene il volume maggiore dei beni che vengono poi messi a disposizione nei negozi. A proposito di beni, notevole la varietà di cui possono usufruire i beneficiari: si passa da alimenti non deteriorabili a cibi freschi e ortofrutta, alimenti cotti e surgelati. Sono disponibili anche prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa, indumenti, prodotti farmaceutici, piccoli arredi e alimenti per gli animali. Giocattoli, articoli per la scuola e alimenti per neonati sono inoltre a disposizione per le famiglie con figli. Gli empori sono gestiti prevalentemente da volontari.

Sono loro a occuparsi di tutto: dall’approvvigionamento degli scaffali alla distribuzione, dall’amministrazione all’organizzazione dei turni di lavoro, dalla governance alle relazioni con gli altri servizi sul territorio. È interessante anche la partecipazione di volontari stranieri: sono un terzo di tutti i volontari (erano quasi la metà fino a qualche anno fa).

Il rapporto Caritas-CSVnet disegna uno scenario decisamente positivo: il servizio degli empori risulta non solo benefico ma anche rigoroso, competente e ben organizzato. Caratteristiche che li distinguono dai servizi “mordi e fuggi” di pura assistenza materiale, qualificandoli come tessere di percorsi più stabili di contrasto all’esclusione sociale.

Il rapporto Caritas Italiana-CSVnet è scaricabile al link http://bit.ly/Csvnet_empori

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