Laurearsi in carcere e riscattare il futuro

25 marzo 2019

istruzione

«Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo», scriveva Leo Buscaglia in “Vivere, amare, capirsi”. Questa massima può aiutare a capire la straordinaria portata di una piccola iniziativa come quella del “Polo Universitario in carcere”, realizzata dall’associazione Gruppo Operatori Carcerari Volontari e sostenuta dalla Fondazione Cariparo.

Dal 2003, quando è partito il progetto, sono 31 i detenuti che hanno conseguito la laurea e 45 sono quelli oggi iscritti all’università di Padova in diversi corsi di studi, da Lettere e Filosofia a Scienze Politiche, da Scienze della Formazione a Giurisprudenza a Ingegneria. All’interno della Casa di Reclusione Due Palazzi è stata creata una sezione specifica – “il polo universitario” – dedicata allo studio e dotata di strumenti informatici e di una biblioteca. I detenuti che non vi possono acce- dere per motivi legati alla pena che stanno scontando, hanno la possibi- lità di studiare all’interno delle proprie celle.

Inoltre gli studenti sono seguiti direttamente da tutor che li affiancano nel percorso formativo.La Fondazione, riconoscendo l’importanza che gli studi universitari possono ricoprire rispetto alle finalità rieducative e di reinserimento sociale, sostiene anche quest’anno il progetto con un contributo all’Università degli Studi di Padova per le spese relative alle tasse universitarie e al materiale didattico necessario agli studi. Il presidente della Fondazione, Gilberto Muraro, ha dichiarato: «Portare l’Università in carcere, permettendo ai detenuti di studiare e di laurearsi, significa offrire alle persone che vivono in stato di detenzione una nuova opportunità di realizzare il loro potenziale e di riscattare il proprio futuro. Si tratta di un’occasione che permette loro di utilizzare in modo proficuo il proprio tempo e di costruire un possibile percorso di integrazione alla fine del periodo di detenzione».

 

In foto: Ciro, partecipante al progetto

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