Fondazione Cariverona apre le porte

30 novembre 2018

arte e cultura

Con l’apertura al pubblico di uno spazio rinnovato al piano terra dell’importante atrio di Palazzo Pellegrini, dove ha sede, la Fondazione Cariverona inaugura un significativo percorso di condivisione della sua collezione d’arte con i propri concittadini e con quanti fra i numerosi turisti della città scaligera vorranno visitarla. Prima tappa del percorso è la mostra “Un nuovo gesto, una nuova materia”, dedicata alle opere che più rappresentano la stagione informale. La mostra, aperta tutti i giorni fino al 9 dicembre, ha coinciso con le giornate di ArtVerona, la fiera d’arte giunta quest’anno alla sua quattordicesima edizione, e rientra nel calendario della Giornata del Contemporaneo promossa da Amaci - Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani. Dopo il 9 dicembre la mostra sarà fruibile il sabato e la domenica dalle 11 alle 19, fino all’inaugurazione di altre esposizioni della vasta raccolta d’arte conservata dalla Fondazione, che si succederanno nella nuova sala espositiva e nel contiguo cortile monumentale. La rassegna “Un nuovo gesto, una nuova materia” raggruppa una serie di 15 opere emblematiche realizzate tra il 1945 e il 1961, selezionate da Luca Massimo Barbero, direttore artistico della collezione. I lavori appartengono ad artisti aderenti ai movimenti del Fronte Nuovo delle Arti (1946-1950) e del Gruppo degli Otto (1952-1954), che rappresentano la forza della tendenza avanguardistica post-bellica dell’arte italiana: opere che evidenziano il sorgere di nuove sensibilità artistiche e di una nuova dimensione compositiva e materica. Apre la rassegna il raro gesso di Alberto Viani (1906 – 1989) “Nudo Seduto” (1949), che rappresenta la nascita di una scultura innovativa nella sua estrema sintesi, fatta di contrapposizione tra linee rette e curve sinuose che interpretano il corpo per sottrazione, come nell’olio su tela “Il guerriero” (1959) di Marino Marini (1901 – 1980). Tra le opere più rappresentative, due tele di Emilio Vedova (1919 – 2006): il “Trittico della libertà” (1950), appartenente agli esordi astratti di questo protagonista del periodo informale, e l’imponente “Varsavia n.2” (1960), che rimanda alla distruzione e ricostruzione della capitale polacca come metafora dello sgretolamento di un vecchio ordine e la rigenerazione culturale e artistica di cui il pittore veneziano si fa portavoce attraverso il suo gesto libero ed energico. Ci sono poi tele di Afro Basaldella (1912–1976), Giuseppe Santomaso (1907–1990) e Renato Birolli (1905–1959), dove si evidenzia un intreccio intenso e sensuale tra materia e colore. Lo spazialismo, tra i più significativi percorsi artistici del dopoguerra, è invece rappresentato dal suo più grande esponente, Lucio Fontana (1899 – 1968), con il suo “Concetto Spaziale” (1959), pietra miliare nella storia dell’arte internazionale. Quest’opera è oltremodo importante perché rappresenta il momento di transizione tra i buchi e i tagli, simboleggiando una sofferenza e un travaglio unici che lo rendono un fondamentale documento di ricerca. Completano l’allestimento opere di Tancredi Parmeggiani (1927–1964), che all’avventura dello spazialismo contrappone il colore nella sua potenza espressiva più intensa, e le orditure pittoriche di “Nascita di una forma” (1960) di Emilio Scanavino (1922–1986), recentemente acquistata dalla Fondazione. Queste riportano invece all’importanza della materia, del segno e del gesto, in un dialogo con lo spazialismo e attraverso una modalità espressiva profonda e drammatica.


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Aprire la nostra sede al pubblico è motivo di grande orgoglio - afferma Alessandro Mazzucco, presidente di Fondazione Cariverona -. Siamo fermamente convinti che condividere la nostra collezione con la città di Verona e con le migliaia di visitatori che ogni anno la scelgono come meta turistica sia cruciale per valorizzare il lavoro che questa istituzione ha intrapreso negli anni. Crediamo che una politica mirata alla valorizzazione del nostro patrimonio sia uno strumento imprescindibile per legare ancora di più la Fondazione ai suoi territori di riferimento e a un pubblico attento e appassionato».



"Fondazioni" novembre-dicembre 2018

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