I warning di Ignazio Visco alla 94ª Giornata Mondiale del Risparmio

29 novembre 2018

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Mantenere il rapporto tra debito e Pil su un sentiero credibile di riduzione duratura è il fondamentale auspicio espresso da Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, nel suo intervento alla 94ª edizione della Giornata Mondiale del Risparmio. «Il debito pubblico dell’Italia è sostenibile» ha affermato, ma «deve essere chiara la determinazione a mantenerlo tale... Le conseguenze di un prolungato, ampio rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato possono essere gravi» ha sottolineato, paventando la permanenza dello spread oltre i 300 punti base. Visco ha ricordato che da maggio ad agosto gli investitori esteri hanno effettuato vendite nette di titoli italiani per 82 miliardi, di cui 67 relativi a titoli pubblici e che al deflusso di capitali hanno contribuito gli acquisti netti di titoli esteri da parte dei residenti (pari a 18 miliardi). «Questi andamenti – ha detto - non riflettono un peggioramento dei fondamentali della nostra economia, anche se è in atto un rallentamento congiunturale più marcato che nel resto dell’area. La disoccupazione è diminuita. È proseguito il rafforzamento delle condizioni patrimoniali e della redditività delle banche ed è migliorata la qualità del credito. L’avanzo di parte corrente della bilancia dei pagamenti è rimasto elevato e ha determinato un’ulteriore riduzione della posizione debitoria netta sull’estero, ormai prossima al pareggio. All’ampliamento del premio per il rischio sui titoli di Stato ha contribuito l’incertezza sull’orientamento delle politiche di bilancio e strutturali e sull’evoluzione dei rapporti con le istituzioni europee. Sono riemersi i timori degli investitori nazionali ed esteri per la dinamica del debito pubblico e per il rischio di una sua ridenominazione».

L’incremento dei rendimenti dei titoli pubblici «deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie – ha affermato - e può determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica. Premi elevati a copertura del rischio sovrano rendono più difficile il controllo della dinamica del rapporto tra il debito pubblico e il prodotto… Ne risulta compromessa la capacità della politica di bilancio di contribuire alla stabilizzazione dell’economia; diventano angusti gli spazi per gli investimenti pubblici. Il rialzo dei premi per il rischio sul debito pubblico produce perdite in conto capitale che peggiorano la situazione patrimoniale delle banche; incide sul costo e sulla disponibilità dei finanziamenti che gli intermediari raccolgono sul mercato e sulla loro capacità di fornire credito all’economia».

«Direttamente o indirettamente – ha chiarito il Governatore - il rischio sovrano ricade sulle famiglie italiane. Non solo esse detengono titoli pubblici per un valore nominale di quasi 100 miliardi, ma all’attivo degli intermediari a cui esse affidano i loro risparmi – nella forma di depositi bancari, di polizze assicurative, di quote di fondi pensione, di risparmio gestito – vi sono titoli pubblici per circa 850 miliardi. Dalla metà di maggio il valore di mercato dei titoli di Stato si è ridotto: per quelli con durata superiore all’anno le perdite sono state, in media, dell’8 per cento. Le tensioni si sono inevitabilmente estese all’intero mercato finanziario italiano, con un forte deprezzamento degli indici relativi alle obbligazioni private e alle azioni; per il complesso delle società quotate il valore di borsa è calato di circa il 20 per cento». Riguardo alle banche, ha precisato, le quotazioni azionarie, dopo essere cresciute del 13 per cento tra l’inizio dell’anno e la metà di maggio, si sono successivamente ridotte del 35 per cento.

«Il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico. Qualora non venisse riassorbito, l’incremento fin qui registrato provocherebbe, già dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti percentuali del prodotto (oltre 5 miliardi). L’aggravio salirebbe a mezzo punto nel 2020 e a 0,7 punti nel 2021. Ciò accrescerebbe l’avanzo primario necessario anche solo a stabilizzare il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo». Per evitare tutto questo, secondo Visco è necessario che vadano dissipate le incertezze sulla partecipazione convinta dell’Italia all’Unione europea e alla moneta unica, incertezze che alimentano la volatilità sui mercati finanziari. «Da queste condizioni – ha detto - dipendono la difesa del risparmio delle famiglie e la capacità di sostenere la crescita della nostra economia».



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