Elliott Erwitt, cani in primo piano

12 settembre 2018

arte e cultura

Chi li ama sarà senz’altro curioso di vederli ritratti da uno dei più grandi maestri della fotografia mondiale di tutti i tempi. Elliott Erwitt, l’artista franco-statunitense nato da genitori russi nel 1928 e vissuto per un breve periodo dell’infanzia anche in Italia, con il suo stile inconfondibile, caratterizzato dal bianco e nero e dal carattere ironico, questa volta mette, infatti, in primo piano il miglior amico dell’uomo: il cane. Una selezione di oltre ottanta fotografie, accompagnate da video, documenti e altro materiale dedicato a questo soggetto, per la prima volta viene esposta in Italia con tali dimensioni nella mostra “Elliott Erwitt: i cani sono come gli umani, solo con più capelli”, aperta alla Casa dei Carraresi di Treviso dal 22 settembre al 3 febbraio 2019. Curata da Marco Minuz e organizzata da Suazes, con la collaborazione di Fondazione Cassamarca e Magnum Photos, costituisce uno straordinario percorso che spazia dagli anni cinquanta fino ai giorni nostri, documentando la profondità e l’acutezza del lavoro fotografico di Erwitt su questo specifico tema. Le sue sono tutte immagini realizzate “dal punto di vista dei cani”. Spesso il fotografo pone l’obiettivo ad altezza di cane, lasciando ai suoi padroni, il solo spazio di un piede o dei polpacci e senza un’attenzione particolare per il paesaggio; il suo occhio s’indirizza alle figure umane e sugli animali, per lui riflessi inconsapevoli delle abitudini degli uomini.

I cani sono tra i soggetti più amati dal fotografo. non perché egli ne sia particolarmente affascinato (com’egli sostiene), ma perché con il loro atteggiamento naturale e irriverente, fungono da perfetto contraltare alla pomposità e alla ricercata compostezza dei loro padroni. E, soprattutto, a differenza degli uomini non hanno la pessima abitudine di pretendere una stampa delle foto che viene loro fatta! Il titolo, tratto da una dichiarazione rilasciata da Erwitt in un’intervista, è già una guida per questa mostra, che vuole essere un’opportunità per analizzare, con ironia e a volte con cinismo, l’essenza profonda di questa ricerca che, attraverso il quadrupede peloso, mira all’essere umano.

Molte delle immagini proposte sono buffe e ritraggono animali che saltano o si mostrano sorpresi. Pose che sono ottenute da Erwitt anche con un metodo preciso, ovvero suonando, poco prima di fotografare, una trombetta che spaventava i cani. Oppure, ricorrendo a un unico forte latrato, emesso dallo stesso fotografo, capace di scatenare la reazione dei cani, i quali, all’improvviso, così stimolati saltano, abbaiano, ringhiano, consentendo ad Erwitt di coglierli nella loro naturalezza. Escono così immagini di forte spontaneità, che fissano l’espressione animata degli animali e confermano l’attenzione di Erwitt allo stile di Henri Cartier-Bresson, maestro nel fissare nella foto l’attimo decisivo.



"Fondazioni" settembre-ottobre 2018

 

Paris, France, 1989 © Elliot Erwitt / Magnum Photos

 

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