A Perugia 100 capolavori dell’Accademia nazionale di San Luca

4 luglio 2018

arte e cultura

L’Accademia Nazionale di San Luca è una delle più antiche istituzioni culturali italiane. Fu fondata ufficialmente nel 1593 da Federico Zuccari, che ne fu il primo direttore. Secondo il suo statuto ogni artista che ne diventa membro deve donare un’opera. Regola, questa, che vale tuttora! Negli anni ne sono state, dunque, raccolte moltissime, che costituiscono una collezione unica di sculture e dipinti, conservata al Museo dell’Accademia, situato all’interno di Palazzo Carpegna a Roma. Oggi, una selezione di cento dei suoi capolavori è esposta a Perugia, fino al 30 settembre, per una mostra di ampio respiro che si sviluppa nelle due prestigiose sedi di Palazzo Baldeschi e Palazzo Lippi Alessandri, edifici storici adibiti a spazi museali di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, che ha promosso e sostenuto l’iniziativa, curata da Vittorio Sgarbi. Le opere esposte sono state oggetto di una vasta campagna di restauri promossa e supportata dall’Associazione Forte di Bard, che le ha recentemente presentate presso la sua sede in Valle d’Aosta. La Fondazione CariPerugia Arte contribuisce a sua volta alla salvaguardia delle opere dell’Accademia, attraverso il sostegno per la sistemazione e la ristrutturazione dei suoi depositi.

«Dopo un impegnativo lavoro di scavo, ricognizione e studio – afferma Vittorio Sgarbi – siamo riusciti a ottenere un risultato egregio. I depositi dell’Accademia hanno rivelato un patrimonio artistico di immenso valore, con molte opere che sono ancora sconosciute e in attesa di essere sistemate in modo congruo. La mostra di Aosta e questa di Perugia rappresentano un antefatto della creazione di una Galleria nuova e strutturata all’interno dell’Accademia, che permetta di valorizzare tale patrimonio facendolo uscire dai depositi e rendendolo fruibile al pubblico
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Con Raffaello, Bronzino, Pietro da Cortona, Guercino, Rubens, Wicar, Hayez, Giambologna, Canova, Valadier, Balla, la mostra propone dipinti e sculture di altri fondamentali artisti italiani e stranieri, a documentare la grande arte tra il Quattrocento e il Novecento. Opere che entrano in dialogo con quelle della Collezione Marabottini esposte permanentemente a Palazzo Baldeschi, ma anche con capolavori di storiche istituzioni perugine, come l’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci. Il corpus di opere dell’Accademia di San Luca – allestito in due sedi vicine, entrambe in corso Vannucci – si snoda in 12 sale, seguendo un ordine cronologico. Il percorso inizia da Palazzo Baldeschi, dove è possibile ammirare il “Putto reggifestone” di Raffaello Sanzio, affresco staccato appartenuto a Jean-Baptiste Wicar e da lui donato. Si incontrano poi dipinti di Bronzino, Pietro da Cortona, Paris Bordon, Jacopo da Ponte detto il Bassano, che convivono con terrecotte di Vincenzo Danti e del fiammingo Giambologna. Ancora per il Seicento, ci sono il Cavalier d’Arpino, con la sua teatrale interpretazione della “Cattura di Cristo”, Peter Paul Rubens con il notevole bozzetto “Le ninfe che incoronano la dea dell’abbondanza”, Anton Van Dyck con la “Madonna con il Bambino fra gli angeli musicanti” accompagnata dal relativo disegno, Sassoferrato con la sua “Madonna con il Bambino”, Pier Francesco Mola, Swerts, Borgianni e tanti altri. La sesta sala è un tripudio di capolavori tra i quali campeggiano “Amore e Venere” del Guercino, il mondo del visionario pittore fiammingo Jan de Momper, Pietro da Cortona e Maratti, per arrivare al Settecento, con Angelika Kauffmann, Jan Frans Van Bloemen, il pittore di marine Claude Joseph Vernet, i prestigiosi gessi del grande scultore danese Thorvaldsen e quelli di Antonio Canova. Una delle sale è dedicata ai disegni di architettura, tra i quali gli spettacolari progetti per un Regio Palazzo in Villa di Filippo Juvarra e quelli del Panteon e di Piazza del Popolo fatti da Valadier per il rinnovamento di Roma.

A Palazzo Lippi Alessandri troviamo opere di Francesco Hayez, artista veneziano poliedrico e innovatore, autore de “Il bacio”, simbolo del romanticismo italiano; Jean Baptiste Wicar, con il potente “Ritratto ufficiale” di Giuseppe Valadier; Rinaldo Rinaldi, con il bel ritratto in marmo di Domenico Pellegrini, pittore amatissimo da Canova; il ritratto dello scultore Giovanni Nicolini realizzato da Antonio Mancini; il ”Ritratto di Bianca in piedi”, la giovane figlia del pittore Amedeo Bocchi, morta ventiseienne nel 1934. Molti sono anche gli autoritratti. Fra questi, “il Contadino” di Giacomo Balla e l’autoritratto di Lawrence Alma Tadema.

In foto: una sala di Palazzo Lippi Alessandri; Biagio d’Antonio, “Annunciazione”, 1505.



"Fondazioni" maggio-giugno 2018

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