Forlì, oltre 100.000 visitatori per “L’eternità e il tempo”

4 luglio 2018

arte e cultura

Si è appena conclusa, con straordinario successo, oltre 100mila visitatori, la mostra “L’Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio”, organizzata con il sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì al Museo San Domenico, che per la prima volta ha utilizzato come sede espositiva anche la Chiesa conventuale di San Giacomo Apostolo, dopo il suo integrale recupero. Curata da Antonio Paolucci e Gianfranco Brunelli, la mostra ha voluto documentare quello che è stato uno dei momenti più alti e affascinanti della storia occidentale: gli anni che idealmente intercorrono tra il Sacco di Roma (1527) e la morte di Caravaggio (1610); tra l’avvio della Riforma protestante (1517-1520) e il Concilio di Trento (1545-1563); tra il Giudizio universale di Michelangelo (1541) e il Sidereus Nuncius di Galileo (1610). Gli anni, cioè, che rappresentano l’avvio della nostra modernità.

A un evento artistico così importante la Fondazione ha abbinato un’iniziativa altrettanto significativa in termini di sensibilizzazione sociale rivolta, in particolare, al pubblico dei visitatori: la scelta di devolvere una parte del costo del biglietto della mostra alla raccolta fondi che Mediafriends – attraverso la Fabbrica del Sorriso – ha dedicato anche quest’anno al sostegno dei bambini, con l’obiettivo di dare ai più piccoli, in Italia e nel mondo, una possibilità in più per uscire dalla povertà, dal disagio e dall’emarginazione.

«La formula arte senza tempo – spiega Andrea Bacchi nel catalogo della mostra – venne coniata da Federico Zeri, nel suo Pittura e Controriforma deI 1957, per caratterizzare la pittura di Scipione Pulzone. “Per intenderci, scriveva Zeri, è quello speciale tipo di ritrattistica giusta il quale le caratteristiche fisiche della persona effigìata vengono fissate ed esaltate in modi di estrema minuzia, e in una messa in posa rigidamente aulica, quasi ieratica, che sottrae la figura alla mutevole condizione dell’atto momentaneo e dell’instabile riflesso dello stato d’animo… Il risultato finale è che la persona rappresentata, senza perder nulla dei suoi tratti fisionomici, ritorna ai nostri occhi sotto una nuova specie, immutabile e fuori dall’azione del tempo”».

Protagonisti al San Domenico sono stati il dramma e il fascino di un secolo che vide convivere gli inquietanti spasimi di un superbo tramonto, quello del Rinascimento, e il procedere di un nuovo e luministico orizzonte, con grandi capolavori del Manierismo. L’istanza alla Chiesa di Roma di un maggiore rigore spirituale se, da un lato, produceva una rinnovata difesa delle immagini sacre (soprattutto ad opera della ignaziana Compagnia di Gesù), dall’altro, imponeva una diversa attenzione alla composizione e alla raffigurazione delle immagini, nonché a una ridefinizione dello spazio sacro e dei suoi ornamenti. Si sviluppano così scuole e orientamenti nuovi. Dal tentativo di dare vita, appunto, a “un’arte senza tempo” di Valeriano e Pulzone, nell’ambiente romano, agli esiti del modellato cromatico di Tiziano, al naturalismo dei Carracci, con quel loro “affettuoso timbro lombardo”, come lo chiama Roberto Longhi.

Ma è anche la vita quotidiana che si affranca dai bagliori dell’estremo Rinascimento. Si avverte una “temperatura sentimentale” che pare interpretare il nuovo senso del Concilio tridentino, che deve parlare a tutti i cuori creando una nuova forma di pietà e di devozione, con l’esaltazione della figura mariana, dei primi martiri e dei nuovi santi. Francesco d’Assisi fra tutti. In Italia la battaglia più impegnativa per il dipingere e per il vivere moderno si combatte nella pittura di commissione sacra. Il protagonista di questa lotta è soprattutto Caravaggio. Egli tenta un’innovazione radicale del suo significato religioso come fatto di religione profondamente popolare. Tra l’ultimo Michelangelo e Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Daniele da Volterra, El Greco, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Guido Reni, Domenico Beccafumi, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, si dipana un filo estetico di rimandi e innovazioni che darà vita a un’età nuova, comprese le forme alternative di Rubens e Guido Reni. Come questa grandiosa mostra compiutamente ha raccontato.

In foto:
Ludovico Carracci, “Conversione di Saulo”, 1588
Caravaggio, “Madonna dei Pellegrini”, 1605.



"Fondazioni" maggio-giugno 2018

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