Minori. Tra difficoltà, incertezze e ricerca di conferme

26 settembre 2017

welfare

I numeri non hanno pietà. Sono oggettivi, ma dovrebbero suscitare riflessioni e a volte anche sentimenti, soprattutto se mettono in luce la condizione di difficoltà in cui vivono soggetti fragili come i bambini e gli adolescenti. Il Rapporto Istat sulla povertà in Italia nel 2016 segnala che la situazione economica dei minori è sempre più negativa: quelli in povertà assoluta sono 1 milione 292mila e quelli in povertà relativa 2 milioni 297mila; e le percentuali di incidenza sono maggiori là dove c’è anche povertà educativa. Di questa correlazione tra povertà educativa e povertà economica, e qual è il ruolo della comunità educante, si è parlato il 21 giugno scorso al convegno “È una questione di educazione. Comunità e crescita delle nuove generazioni” organizzato da Acri e Assifero per lanciare la V Giornata Europea delle Fondazioni, che sarà declinata sui territori dalle singole Fondazioni il 1° ottobre prossimo.

«È quello dell’educazione dei minori un tema che sta particolarmente a cuore alle Fondazioni di origine bancaria – ha dichiarato Giuseppe Guzzetti, presidente di Acri –. In questo campo realizziamo molteplici progetti in sinergia con gli altri protagonisti del non profit, con le amministrazioni locali e con gli stessi istituti scolastici. Dal 2000 a oggi le nostre erogazioni all’intero settore hanno raggiunto circa 2 miliardi e mezzo di euro (2.492,3 milioni di euro) esclusi i 120 milioni finalizzati nel 2016 al Fondo per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile. Il presente e il futuro dei minori, dunque, ci sta molto a cuore. A loro dobbiamo dare non solo strumenti e conoscenze, ma anche coraggio, forza e speranza per affrontare un quotidiano difficile che - fra cattive notizie che arrivano dal mondo degli adulti, e purtroppo non solo, attese esasperate di performance che li comprimono a volte fin dall’infanzia, rapporto di amore-odio con i social media che li tengono connessi con l’esterno, ma anche intrappolati – rischia di abbassare il loro sguardo in un’insicurezza che può renderli incapaci di guardare, vedere e costruire orizzonti nuovi».

«In un ambito così delicato come l’educazione e la crescita delle nuove generazioni – ha aggiunto Felice Scalvini, presidente di Assifero – le Fondazioni possono giocare un ruolo fondamentale per l’Italia e l’Europa. La loro autonomia e l’inventiva che le caratterizza possono incidere fortemente sul miglioramento della formazione di cittadini attivi, socialmente responsabili, impegnati per il bene comune, i diritti e le libertà fondamentali, l’ambiente».

All’incontro hanno partecipato anche Marco Rossi Doria, insegnante e già sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; Massimo Ammaniti, professore ordinario di Psicopatologia dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma; Raffaela Milano, direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children; Carlo Borgomeo, presidente di Con i Bambini, impresa sociale strumentale della Fondazione Con il Sud, attuatrice del Fondo per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile; Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso; Don Fabrizio Valletti, direttore del Centro Hurtado; Barbara Riccardi, insegnante finalista al Global Teacher Prize 2016; Matteo De Liguori, membro del Parlamento Regionale degli Studenti della Toscana. L’estratto di alcuni interventi e altri interessanti contributi sul tema sono riportati sul blog www.huffingtonpost.it/con-i-bambini. Di seguito stralci di quello di Ammaniti. «Lo spazio privato del figlio è costantemente invaso da genitori onnipresenti, che si reincarnano nei figli diventando amici, confidenti, complici. Per i figli è difficile conquistare la propria autonomia anche perché la loro sessualità si realizza davanti agli occhi spesso complici dei genitori. Il processo di separazione- individuazione viene ostacolato perché gli adolescenti non hanno dei genitori contro cui opporsi e contrapporsi, per cui il processo di autonomia si traduce spesso in comportamenti di ribellione o di trasgressione. I comportamenti trasgressivi sono sostenuti dal gruppo dei coetanei, che ha assunto un peso crescente nella vita degli adolescenti, fornendo codici e significati spesso alternativi alla famiglia… Il lessico degli adolescenti è cambiato: non più impegno, responsabilità, lavoro, piuttosto felicità, desideri e proprio tornaconto personale. Inoltre, il mondo psichico ha assunto una configurazione diversa, in cui gli altri sono sempre più necessari per avere conferme e rispecchiamenti narcisistici, dal momento che le identificazioni infantili con i genitori vengono meno. I social network amplificano questo bisogno di avere costanti conferme da parte degli altri, che diventano un’audience continua con cui confrontarsi… La rete diventa la vera ribalta nella quale gli adolescenti fanno le loro esperienze sociali confrontandosi coi coetanei che amplificano il senso di sé... Anche il rapporto famiglia-scuola è cambiato rispetto al passato, quando esisteva una continuità di regole e di orientamenti educativi, per cui i bambini e i ragazzi si confrontavano con una coerenza di valori che favoriva la loro identificazione. Oggi il figlio rappresenta più del passato un investimento famigliare e si verifica un rapporto di complicità fra genitori e figlio a scapito della scuola, accusata di non valorizzare abbastanza il proprio figlio. La condizione adolescenziale si è fatta estremamente complessa anche perché i genitori hanno difficoltà ad assumere un ruolo di guida, trovandosi spesso sullo stesso piano dei figli. Ancora oggi è valido quello che scrisse Donald Winnicott: l’adolescenza è una malattia normale. Il problema è piuttosto dei genitori e della società: se sono abbastanza sani da poterla sopportare».

"Fondazioni" settembre-ottobre 2017

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