Profughi: immagini da un mondo sospeso

6 ottobre 2016

arte e cultura

Non sempre l’approdo dei migranti sulle coste del Mediterraneo rappresenta l’inizio del percorso verso una nuova vita. Spesso invece dà accesso solo a un limbo chiuso dove attesa, speranza e sconcerto si mescolano al senso di contraddizione che nasce facendo il confronto con il mondo circostante. Emblematico è il caso della Grecia, meta tra le più apprezzate del turismo estivo, ma anche sbarco privilegiato nella tratta di esseri umani alla disperata ricerca della salvezza da guerre, povertà e persecuzioni. Culla della civiltà occidentale, il Paese ellenico si trova oggi a fare i conti non solo con le difficoltà endogene che da anni la affliggono, ma anche con la drammatica emergenza rappresentata dalle migliaia di profughi che, in fuga dal Medio Oriente, quotidianamente approdano alle isole più vicine alla costa turca, in alcuni casi addirittura superando per numero la popolazione in esse residente. Questi luoghi, mete turistiche per eccellenza, sono oggi emblema dell’ampio divario esistente fra il mondo occidentale, attento a preservare le proprie certezze, e un mondo altro da noi, ma a noi molto vicino, quello mediorientale, lacerato da guerre civili e di religione. Di questa vita in un mondo sospeso dà conto con arte la Fondazione Fotografia Modena con la mostra “Lying in Between. Hellas 2016”, realizzata insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio, con il patrocinio, fra altri, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). Rimarrà aperta presso il Foro Boario di Modena fino all’8 gennaio 2017.



Il percorso, a cura del direttore Filippo Maggia, espone le opere prodotte in occasione di una missione fotografica in Grecia svoltasi su iniziativa di Fondazione Fotografia nei mesi di maggio e giugno 2016. Alla missione hanno preso parte sette fotografi italiani caratterizzati da sensibilità e stili differenti: Antonio Biasiucci, Antonio Fortugno, Angelo Iannone, Filippo Luini, Francesco Mammarella, Simone Mizzotti e Francesco Radino (foto sopra). Si sono profondamente calati nel contesto, dapprima documentando la loro esperienza in tempo reale, attraverso una cronaca fotografica quotidiana, condivisa attraverso i canali web e social di Fondazione Fotografia. Successivamente, al rientro in Italia, ciascuno ha rielaborato da una prospettiva personale il materiale raccolto, compiendo un’analisi più lenta e ponderata che ha dato luogo alle opere finali esposte in mostra. Contestualmente alla produzione di queste ricerche artistiche, Fondazione Fotografia ha impegnato due diversi team di professionisti nella creazione di un’installazione video a tre canali, che completa la mostra. Andrea Cossu, Daniele Ferrero, Mara Mariani e il direttore Filippo Maggia hanno compiuto un viaggio negli stessi luoghi toccati dai fotografi, dando vita a un racconto in parallelo. L’installazione non segue una sceneggiatura, ma mira piuttosto a registrare il lento scorrere quotidiano dei migranti, delle forze dell’ordine che provano a regolare il flusso ininterrotto degli arrivi, dei volontari, delle tante organizzazioni che lì operano e dei greci, quelli che generosamente danno il loro aiuto, benché prostrati da una crisi economica ancora in corso, e quelli che invece, per la medesima ragione, protestano, offesi da un’Europa che sembra averli abbandonati. Le immagini si accavallano senza un ordine predefinito, colpendo lo spettatore per l’intensità dei racconti, alternati al blu del mare, ai boschi selvaggi, alle rovine della Grecia antica, ai monasteri ortodossi, ai villaggi medievali.



"Fondazioni" settembre-ottobre 2016

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