L’archivio bancario più ampio del mondo si fa racconto

20 luglio 2016

arte e cultura

Possono antiche scritture bancarie suscitare coinvolgimento ed emozioni? Sembrerà strano ma è quello che capita al visitatore che si addentra lungo il percorso multimediale permanente allestito a Palazzo Ricca, storica sede della Fondazione Banco di Napoli che, dalla primavera scorsa, ha inaugurato quest’iniziativa. Si chiama Kaleidos ed è il cuore vivo e pulsante de il “Cartastorie”, il nuovo museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli: il più importante archivio storico bancario al mondo, che può vantare documenti originali rarissimi raccolti nell’arco di oltre 450 anni. Esso nasce dalle causali di pagamento di una delle più antiche banche d’Italia (fu generata dalla fusione degli otto banchi pubblici partenopei) e racchiude storie di vita a partire dal 1539, anno del primo documento archiviato.

Le fedi di credito, antenate dei moderni assegni circolari, i grandi libri maggiori, puntuali registri dei movimenti effettuati sui diversi conti, e gli elenchi dei clienti dei banchi non solo disegnano un affresco economico di Napoli attraverso i secoli, ma offrono un’impressionante panorama della vita civile della città, un’immagine viva e in costante evoluzione, dalla sua travagliata esistenza sotto il Viceregno spagnolo fino alle più recenti vicende della storia contemporanea. L’assoluta particolarità di questa sconfinata documentazione economica risiede nella chiarezza e nella completezza di quelle che oggi si chiamerebbero “causali di pagamento”. Queste ultime, annotate sulle fedi di credito, avevano il compito di specificare dettagliatamente il motivo dell’avvenuto pagamento. In questo modo, notizie inedite di opere realizzate da illustri artisti, insoliti aspetti dell’economia quotidiana e centinaia di migliaia di storie personali, celebri o ignote, sono giunti a noi attraverso i secoli, conservati in circa ottanta chilometri di scaffalature, dalle quali spuntano diciassette milioni di nomi, protagonisti e comparse della storia meridionale, la cui memoria si intreccia suggestivamente alle antiche calligrafie degli impiegati addetti alla rendicontazione.

Kaleidos, la cui direzione artistica è affidata a Stefano Gargiulo, è un viaggio sensoriale che si dipana nelle 330 stanze di Palazzo Ricca attraverso immagini e suoni capaci di trasformare in racconto le innumerevoli storie contenute nell’Archivio e di dare al visitatore la piena consapevolezza della vastità e della bellezza di questo particolare patrimonio bancario.

«Qui – afferma il presidente della Fondazione Banco di Napoli Daniele Marrama – cittadini e turisti possono scoprire aspetti inediti di storia, finora riservati solo agli studiosi e diventarne partecipi attraverso la molteplicità degli strumenti comunicativi messi in campo».

Più che un museo, infatti, il Cartastorie, attraverso Kaleidos, è un’esperienza museale dinamica che si dipana in una ricca offerta culturale: rappresentazioni teatrali, visite guidate e teatralizzate, laboratori di scrittura creativa, residenze d’artista e mostre d’arte contemporanea, concerti. Tutto ispirato dai documenti d’Archivio e godibile per un pubblico di ogni età. I personaggi che animano i racconti si chiamano Caravaggio, Velazquez, il principe di Sansevero, San Gennaro, Giuseppe Verdi.., ma anche Serafina Vargas e Angelo Carasale, sconosciuti con grandi storie che sarebbero rimasti ignoti senza l’Archivio. Attraverso le loro vicissitudini si possono ricostruire vicende storiche importanti, quali la Repubblica Napoletana del 1799 o la grande stagione della musica del Settecento napoletano, in una prospettiva del tutto originale. Il complesso delle attività non solo garantisce l’accesso alle strutture che conservano i documenti, ma piuttosto punta alla conoscenza, alla valorizzazione e alla conservazione dei sistemi documentari.

«Ciò – afferma il direttore dell’Archivio Eduardo Nappi – nella convinzione che proprio da una gestione intesa in questo senso possa scaturire una più diffusa conoscenza dell’Archivio stesso e dei suoi importanti contenuti e, conseguentemente, possa ampliarsi numero e tipologia dei suoi destinatari, andando anche al di là di tecnicismi senza, però, rinunciare al rigore scientifico».

 

"Fondazioni" maggio-giugno 2016

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