Un calcio al razzismo

9 febbraio 2016

welfare

È una bella storia di integrazione quella dell’Associazione Sportiva Rom Lamezia. La particolarità di questa squadra di calcio sta tutta nel suo nome: a farne parte sono infatti giovanissimi tra i 7 e i 15 anni, italiani e rom. Ciampa di Cavallo, dove questi ragazzi vivono, è un quartiere di Lamezia Terme caratterizzato da tante case popolari e separato dal resto della città come un ghetto. Vi abitano famiglie svantaggiate, di etnia rom e non, spesso ai margini della società. Non ci sono spazi per giocare, per incontrarsi e imparare a conoscersi; i ragazzi sono spesso per strada e tutto questo aumenta il rischio di devianze.

È qui che nel 2012, grazie al progetto “Una città senza mura” - promosso dall’Associazione Comunità Progetto Sud in collaborazione con altre organizzazioni e istituzioni locali e sostenuto dalla Fondazione con il Sud – è nata l’idea di utilizzare lo sport più amato nel nostro Paese, il calcio, per costruire solidarietà, amicizia e rispetto dove sembrava che potessero trovare radici solo pregiudizi e timori.

Anche la composizione del gruppo dirigente dell’associazione sportiva va nella stessa direzione: 8 persone, di cui 6 di etnia rom. Integrazione e superamento di barriere e pregiudizi sono stati i principi che hanno guidato tutte le iniziative del progetto. Un esempio importante ne sono gli inserimenti lavorativi delle persone rom, la creazione di attività imprenditoriali, la mediazione culturale nella città o gli interventi di animazione nelle strade e nelle piazze, i laboratori di interazione civica, i percorsi educativi con genitori e insegnanti, i viaggi nazionali e internazionali. Attività che hanno coinvolto, insieme, giovani e adulti rom e gagè (il nome usato dai rom per definire chi non è rom).

L’iniziativa ha coinvolto più di 1.000 persone, di cui quasi 300 adulti e ragazzi rom; 32 cittadini rom hanno avuto la possibilità di lavorare, attraverso borse lavoro, presso alcune aziende del territorio.

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