Quando la condivisione diventa metodo

9 febbraio 2016

welfare

Il metodo della condivisione con la propria comunità di riferimento fin dalla fase di individuazione dei bisogni è quello scelto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia per pianificare i propri interventi. A ciò si aggiunge l’impegno a stimolare i soggetti pubblici e privati che operano nell’isontino a “fare sistema”, al fine di ottimizzare le risorse, condividere esperienze e competenze, definire azioni di comune interesse coerenti con le reali esigenze del territorio. Nasce così il progetto “Obiettivo Welfare”, promosso e avviato con la collaborazione dell’Isig - Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, che ha portato a ripensare le linee di intervento della Fondazione su questo fronte attraverso strategie volte a migliorare e potenziare gli attuali servizi e a introdurne di nuovi. Sono quattro i progetti finanziati, con 60 mila euro già deliberati e parte di un plafond complessivo di 100 mila euro, comprensivo della partecipazione di vari partner. Il primo è il progetto “Scuole”: si concentra sulla lotta al bullismo e la promozione del volontariato fra gli studenti; nel concreto verrà proposto un percorso di sensibilizzazione e cittadinanza attiva con inizio dalla scuola dell’infanzia, per formare, nel lungo periodo, adolescenti e giovani responsabili, pronti a impegnarsi attivamente nel sociale. “Lotta alla povertà e reti solidali” è il secondo: serve a ottimizzare l’offerta di servizi per le fasce deboli della popolazione e creare un centro diurno diffuso per persone in difficoltà, basato sulla capacità di networking di attività solidali già esistenti sul territorio. Entrambi i progetti coinvolgono una rete di circa dieci soggetti ciascuno. C’è poi il progetto “Inserimento lavorativo” che, ideato da dodici partner, si rivolge a persone appartenenti a categorie svantaggiate ma ha anche l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito per le imprese della provincia di Gorizia. Infine, nel campo della salute, c’è il progetto “AFA”, che ha il fine di migliorare la qualità della vita della popolazione e di promuovere l’integrazione di categorie emarginate; può contare su una rete capillare di centri specializzati nell’Attività Fisica Adattata, che coinvolge ben quattordici enti.

«L’elaborazione condivisa e l’avvio di questi quattro interventi, cui si è giunti grazie al concorso di tutti i partner – ha dichiarato il presidente della Fondazione Carigo, Gianluigi Chiozza – attesta la validità del metodo adottato, fondato sul dialogo e sulla programmazione congiunta. Con questa iniziativa la Fondazione Carigo ha inteso rivolgere un’attenzione sempre maggiore alle istanze della comunità, promuovendo una nuova idea di welfare, fondato su una pluralità di soggetti e volto a giungere a una migliore organizzazione e distribuzione di servizi e opportunità a vantaggio di tutti i cittadini».

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