Il Distretto dell’Habitat Rupestre

1 marzo 2012

territori

Possibile che un gruppo di grotte buie e abbandonate, utilizzate come riparo da animali randagi e qualche raro pastore possa essere trasformato in un polo di attrazione turistica, volano di crescita? La risposta è sì, se stiamo parlando del Distretto Culturale dell’Habitat Rupestre della Basilicata: un’esperienza davvero mol to originale nel contesto del Mezzogiorno d’Italia. Si tratta di un percorso storico-artistico che “racconta” la storia del territorio lucano, dalla preistoria all’età contemporanea, attraverso lo straordinario patrimonio di grotte e ipogei, le cui pareti sono decorate da coloratissimi affreschi, testimonianza di insediamenti abitativi in grotta. Vivere in caverne scavate nelle montagne era un tratto profondamente radicato nella cultura delle comunità locali, su cui si è innestata l’esperienza del monachesimo benedettino e grego-italiota che nel Medioevo si diffuse nella regione. Il Distretto dell’Habitat Rupestre è composto da diversi siti fino a pochi anni fa assolutamente ignorati dal flusso dei turisti che ogni anno visitano Matera. Questo perché le abitazioni e le chiese rupestri versavano in un profondo stato di abbandono ed erano difficilmente accessibili. Per recuperarle e valorizzarle la locale Fondazione Zetema ha avviato un vasto programma di restauri che sono stati finanziati dalle Fondazioni Cariplo, Carisbo e di Piacenza e Vigevano, all’interno del Progetto Sviluppo Sud promosso dall’Acri nel 2005. A gennaio di quest’anno sono stati recuperati due autentici gioielli dell’arte medievale: le chiese rupestri di Santa Margherita e di Santa Lucia a Melfi. I due luoghi di culto (XIII sec.) sono una preziosa testimonianza del periodo post svevo-angioino: gli affreschi al loro interno richiamano schemi figurativi del periodo post-svevo, legati stilisticamente a caratteri propri di una cultura meridionale forte di esperienze gotico-angioine, e a modelli influenzati dalla cultura catalana. In particolare nella chiesa rupestre di Santa Margherita, nella macabra scena del Monito dei morti, è incastonata una delle rare immagini di Federico II (foto a destra). Un altro tassello fondamentale del Distretto è la Chiesa rupestre del Peccato Originale (VIII-IX sec. d.C.) situata poco fuori Matera. Particolarmente suggestiva e ricca di affreschi (foto a sinistra), la Chiesa è stata scoperta nel 1963, ma è stato possibile aprirla al pubblico solo nel 2005, sempre grazie al Progetto Sviluppo Sud e alla Fondazione Zetema. In questa chiesa sono stati realizzati interventi di conservazione che, oltre a dare lavoro a giovani del luogo professionalmente preparati in materia, hanno consentito l’accessibilità del sito con una notevole ricaduta turistica: fino a oggi sono già oltre 30mila le persone che l’hanno visitato! Il viaggio nel tempo del Distretto si conclude nelle stanze di Palazzo Pomarici a Matera. Costruito tra il XVII e il XVIII sec. d.C. nel Sasso Caveoso, è composto da ambienti interamente ricavati all’interno della roccia e da vasti saloni costruiti al piano superiore. Presenta tutte le tipicità di una “casa palaziata”, con un cortile d’ingresso e la scalinata padronale, stalle, depositi e cantine. Attualmente ospita il Museo della Scultura Contemporanea, con le sue oltre 300 sculture. La Fondazione Zetema guarda in prospettiva all’ipotesi di estendere il Distretto anche all’area pugliese e poi a livello internazionale, con la creazione di un centro di studio e di documentazione dell’habitat rupestre mondiale.

da “Fondazioni” marzo-aprile 2012

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