Il profumo della libertà contro la mafia

2 dicembre 2015

istruzione

«La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità». Così Paolo Borsellino. È sulla scorta di queste parole del magistrato vittima di mafia che nell’ottobre del 2011 a Palermo nacque il “Centro, documentazione e ricerca studi Paolo Borsellino”, con il fine di promuovere attività finalizzate alla conoscenza, emersione e sviluppo di pratiche di impegno educativo, sociale e culturale atte a valorizzare “prassi di memoria operante” e nuove iniziative pedagogiche.

Oggi, grazie a un accordo, il Centro studi Paolo Borsellino e la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi iniziano un percorso comune all’insegna della cultura della legalità, che culminerà nell’apertura a Carpi (Mo) della prima sede del Centro studi fuori dalla Sicilia. Facendo dell’educazione in generale e di quella alla legalità in particolare uno dei suoi principali ambiti d’intervento, la Fondazione Cr Carpi ha infatti deciso di finanziare l’attività del Centro studi, sviluppando insieme ad esso una progettualità condivisa. La sede di Carpi del Centro studi, di concerto con quella palermitana, si occuperà in primo luogo di custodire e divulgare il materiale relativo all’attività del giudice Borsellino e, più in generale, di promuovere progetti sul tema della legalità, con particolare attenzione ai giovani, sia in ambito locale che nazionale. Avvenimento questo, dicono in Fondazione, tanto più importante se si considera come il territorio emiliano, e nello specifico quello delle province di Modena e di Reggio Emilia, siano stati, anche recentemente, al centro di inchieste che hanno purtroppo evidenziato la capillarità dell’infiltrazione, quando non del radicamento della criminalità organizzata.

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