I paesaggi di Tullio Pericoli

9 ottobre 2015

arte e cultura

Fino al 26 novembre 2015, presso Palazzo Fava - Palazzo delle Esposizioni a Bologna, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Genus Bononiae presenta la mostra “Sulla terra. 1995-2015”, dedicata a Tullio Pericoli e alla sua produzione artistica più recente, focalizzata sul tema del paesaggio. La mostra offre al pubblico una scelta articolata e organica delle opere realizzate da Pericoli dalla metà degli anni Novanta a oggi, in un percorso che segue l’evoluzione dell’artista nel suo rapporto con il paesaggio, rivelando la continuità che questo tema ha nella sua poetica. Il paesaggio di Pericoli si ispira alle Marche dove è nato, ma si esprime liricamente e liberamente, divenendo un paesaggio della fantasia e dell’anima: una sorta di linguaggio dal valore universale. Il percorso espositivo è composto da oltre 160 opere, tra olii, acquerelli, matite. Paesaggi densi di segni e di materia, apparentemente lontani da ogni riferimento alla natura: colline e città antiche, pianure e boschi, campi coltivati e cieli diventano un’enciclopedia di segmenti, un catalogo di punteggiature, un diario di graffiti. Osservando le linee e i segni che descrivono le sue colline marchigiane, si percepisce la familiarità di Pericoli con il paesaggio e la scrittura. «Quanta scrittura c’è nei paesaggi di Pericoli? – scrive la curatrice della mostra Elena Pontiggia –. Molta. E in che misura le sue tele sono mappe “borgesiane”, intente a descrivere millimetricamente non tutto l’impero, ma almeno qualche sua parte? In molta. Con questa pittura-scultura, con queste forme-segno, Pericoli racconta il paesaggio della vita. Ci ricorda che non c’è racconto che non sia sillaba e balbettio». La mostra indaga il significato più profondo di questi segni che non sono meri esercizi grafici ma la traccia del trascorrere del tempo sulla terra. Afferma lo stesso Pericoli: «Se il volto di un uomo racconta la storia di un individuo, la forma di un paesaggio racconta la storia di una collettività. Il primo sarà di alcuni decenni, il secondo di molti millenni».

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