Empori solidali: luoghi di utilità ma anche di incontro

9 ottobre 2015

welfare

Mentre i più recenti dati Istat ci dicono che la povertà assoluta in Italia ha smesso di crescere, perché nel 2014, per la prima volta dal 2007, la percentuale di persone colpite si è stabilizzata rispetto all’anno precedente, la Caritas ci ricorda che se confrontiamo il 2014 con il 2007, ultimo anno prima dell’inizio della crisi, si osserva che il numero delle persone in povertà assoluta è salito dal 3,1% al 6,8% del totale. Rispetto all’Italia pre-recessione, cioè, i poveri in senso assoluto sono più che raddoppiati.

L’Istat definisce povertà assoluta l’impossibilità di accedere all’insieme di beni e servizi essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile relativi a tre componenti: alimentare, abitativa, residuale (vestiario, spostamenti e altro). Tuttavia, ben si comprende come le necessità alimentari siano una priorità, la cui improrogabile soddisfazione chiama all’impegno un numero crescente di realtà non profit.

Fra le molte iniziative in campo un particolare rilievo stanno assumendo i cosiddetti “empori solidali”, piccoli supermercati ad accesso controllato che offrono la possibilità di fare la spesa gratuitamente secondo il proprio fabbisogno. Ovvero si riempie il carrello come al supermercato, ma alla cassa, invece che con denaro, si paga scalando punti da un monte mensile calcolato sulla base del reddito Isee e sul numero di componenti del nucleo familiare.

Su tutto il territorio nazionale attualmente sono attive 60 realtà di questo tipo, che contrastano quotidianamente la povertà alimentare aiutando 60mila persone in stato di bisogno; ma da quando nel 2008 sono nati i primi empori (a Roma e a Prato, su iniziativa della Caritas) sono ulteriori migliaia le persone aiutate e ora uscite dal programma di aiuto o sostenute da altre realtà dei territori.

Gli empori solidali si reggono sulla collaborazione fra associazioni, enti locali, cittadini e anche diverse Fondazioni di origine bancaria, che insieme hanno dato vita a un circolo virtuoso di solidarietà che sta contagiando l’intera Italia. Una fotografia di questa rete è stata presentata il 17 settembre all’Expo Gate di Milano da CSVnet, il Coordinamento che riunisce i Centri di Servizio per il Volontariato.

Non è facile misurare il valore di questi empori: confrontando i costi di gestione con la loro capacità di generare e redistribuire ricchezza è possibile affermare che, mediamente, hanno un rendimento almeno 7 volte superiore all’investimento fatto. Ciò è dovuto all’importanza della dimensione delle relazioni: favorire opportunità di incontro tra famiglie o coinvolgere chi beneficia del servizio nelle attività dell’emporio rende queste realtà un luogo oltre che di utilità anche di incontro. «Le 60 realtà che abbiamo censito – ha commentato Stefano Tabò, presidente di CSVnet – ci dimostrano come il fenomeno degli empori solidali abbia assunto una dimensione nazionale. La corresponsabilità è un motivo trainante e una caratteristica del modo con cui si vuole rispondere a un bisogno antico, che però si manifesta in modalità nuove, cioè quello del bisogno alimentare, affermando un approccio che vuole preservare la dignità delle persone che ricevono aiuto. Non si tratta solo di tamponare ma di intervenire per risolvere le cause di indigenza che in questi anni sono cresciute in modo esponenziale. Quindi in questo senso l’emporio è anche un luogo di facilitazione al contatto con chi agisce in questo segmento specifico».

I 60 empori attualmente censiti sono 9 al Sud, 23 al Centro e 27 al Nord. In particolare, la classifica è guidata dall’Emilia-Romagna con 14 empori; seguono Umbria e Toscana con 6; Lombardia con 5; Marche, Friuli Venezia Giulia con 4; Piemonte, Abruzzo, Puglia e Calabria con 3; Valle d’Aosta, Liguria, Veneto e Sicilia con 1.

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